La location di questa storia è Reggio Emilia, una piccola città persa nella pianura padana come tante altre. La storia inizia nel giugno del 1998, quando una quindicina di ragazzi di prima e seconda superiore furono invitati a riempire le loro giornate di vacanza insieme, in un campo giochi estivo. Il nome del campo era “Perdiqua”.
In quel campo il tema era il servizio.. In particolare i tre luoghi dove si iniziò a fare volontariato furono la casa degli anziani di San Pellegrino, il centro per disabili “Il villaggio” e la Casa di Carità di Fosdondo.
Dopo due mesi di pausa estiva, a settembre quel gruppo di giovani che parteciparono al campo Perdiqua, si ritrovarono, e sulla scia dell’entusiasmo vissuto insieme, decisero, senza bisogno di perdere troppo tempo in riflessioni, che anche durante l’anno si potevano continuare le attività condivise insieme nel campo itinerante.
Così qualcuno iniziò ad andare periodicamente alla Casa di carità di Fosdondo (accompagnati da volenterosi patentati poco più grandi), qualcun altro alla casa degli anziani parrocchiale.
In breve tempo queste iniziative intraprese un po’ incoscientemente dal nostro gruppo diventarono dei veri e propri impegni periodici, che non si potevano e non si dovevano mancare. I bisognosi che andavamo a servire iniziavano a sentire la nostra presenza, a conoscerci, ad attenderci. Questo non fu un problema, anzi fu una importante lezione che teniamo tuttora in mente.
L’estate successiva, quella del 1999, il nostro gruppo, ormai cresciuto di un anno rispetto a quel campo Per di Qua che diede inizio alla nostra storia, trascorse dieci giorni in Umbria, precisamente a Casbasse, una frazione di Nocera Umbra, dove la Caritas Umbra allestì un campo in soccorso del violento terremoto che colpì l’Umbria nel 1997.
Arrivati in Umbria, la prima impressione fu spiazzante. Era pomeriggio, pioveva. Quasi nessuno ci accolse, solo una persona ci fece accomodare in questo grande refettorio dove campeggiava gigantesca la scritta “La misura della carità non la decidi tu, qualcun altro la decide per te”.
La vita del campo era dura, fatta di lavoro per almeno 9 ore al giorno, senza nemmeno un secondo di tempo libero. La sera, le giornate si chiudevano con una serie di canti insieme e talvolta con alcuni momenti di riflessione, di testimonianza o di preghiera preparati da don Lucio o da altri ragazzi del campo.
In quel campo, contrariamente a quanto si può pensare, non andammo a fare nulla di straordinario. Era ormai trascorso un anno e mezzo dal terremoto. Ormai non c’erano da montare container e distribuire viveri. Il vero servizio della comunità di don Lucio era quello di portare la speranza nel futuro a quelle tante persone, per lo più anziani, che con il terremoto temevano di aver perso tutto.
Così in quei giorni aiutammo diverse persone a coltivare il loro appezzamento di terreno, a spostare mobili, a pitturare la casa, a trovare anziane signore.
Questa esperienza ci fece comprendere ancor di più l’importanza del servizio, della presenza. E soprattutto ci pose di fronte ad una considerazione da cui non si poteva scappare: i servizi svolti in Umbria si potevano ripetere anche a Reggio.
Fu dopo quel viaggio che la scelta di costruire una realtà di servizio giovanile insieme si fece più precisa e concreta. I servizi già avviati continuarono tutti, ed in breve tempo ci si accorse che le risorse in campo potevano probabilmente coprire nuove necessità, così si presero i primi contatti con l’associazione Emmaus, che assiste anziani e malati in difficoltà, alla quale qualcuno di noi diede la disponibilità ad andare a trovare una signora anziana una volta a settimana. Incominciavamo a diventare un gruppo di giovani ragazzi che dedicavano una fetta importante del loro tempo ad aiutare le associazioni di volontariato già presenti sul territorio, e lo facevano insieme, con uno spirito di gruppo, anche se in momenti differenti gli uni dagli altri.
Nel frattempo noi crescevamo e le attività di servizi si moltiplicavano. Qualcuno iniziò a fare il catechista, qualcun altro l’allenatore di calcio per le squadre dei bambini. Man mano che il tempo passava, fummo coinvolti sempre più anche in iniziative sporadiche, come i lavori di inaugurazione della casa di carità cittadina di San Giuseppe, o come la costruzione della nuova Casa di carità di Fosdondo. Nel corso della Giareda, ci impegnavamo a raccogliere qualche solo per varie associazioni componendo sculture con i palloncini per i bambini, e nella giornata di San Prospero avevamo sempre il nostro banchetto, dove vendevamo torte e oggetti natalizi composti da noi. Nel corso dell’anno organizzavamo di tanto in tanto qualche autolavaggio, o ci rendevamo disponibili per animare feste di compleanno di bambini, sempre per raccogliere denaro da destinare in beneficenza.
Il progetto Per di Qua insomma era ormai parte integrante delle nostre vite, e con un po’ di sorpresa, scoprimmo che eravamo aumentati considerevolmente di numero.
Nel 2000 Perdiqua venne a contatto con un campo in Kosovo, organizzato sempre dalla Caritas umbra. Di fianco alle attività di servizio incominciarono ad organizzarsi attività di raccolta fondi da destinare al campo che raccoglieva bambini rimasti orfani o divisi dai genitori a causa della guerra del 1999
Negli anni qualche nuovo servizio si aggiunse ancora, come per esempio quelli in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia (SAP ed Extra Time), durante i quali si assistevano ragazzi disabili in varie attività formative e di svago.
Perdiqua cresceva sempre più, senza nemmeno volerlo, altri gruppi di altre parrocchie, magari di nostri coetanei, ci chiamavano per momenti di testimonianza durante i quali, un po’ imbarazzati, cercavamo di spiegare in cosa consisteva Per di Qua, quali servizi erano attivi e che cosa ci impegnavamo a fare. In breve arrivammo ad essere circa una settantina. Altri servizi si aggiunsero ancora, come il servizio agli immigrati in collaborazione con Ceis e parrocchia di San Pellegrino e come la ludoteca di San Pellegrino, durante la quale alcuni ragazzi difficili delle scuole elementari venono aiutati a fare i compiti da ragazza delle superiori. Grazie a questo servizio nacque anche una collaborazione con le scuole Magistrali di Reggio Emilia, dalla quale provenivano diverse volontarie.
Molte di queste persone non si conoscevano tra di loro, anche per questo motivo divenne necessario organizzare alcuni momenti dove incontrarsi tutti insieme. Solitamente questo avviene per Natale e durante una festa di fine anno organizzata solitamente a giugno.
Dal 2002 al 2006 Perdiqua ha organizzato annualmente dei campi di lavoro ed animazione in Kosovo dove all’attività con i bambini si affiancava l’attività nei cantieri dove si riparavano o ampliavano case di famiglie poveri. I fondi venivano raccolti durante l’anno con attività di autofinanziamento.
Nella primavera 2008 Perdiqua, che fino ad allora era un gruppo informale diventa un’associazione, il cui scopo è di far entrare i contatto i giovani con il volontariato. Ad oggi Perdiqua conta una quarantina di giovani che svolgono servizio e collabora con il Comune di Reggio Emilia per il progetto Leve e il Servizio di Pastorale giovanile e Caritas per il progetto Mi fido di te.

